ECOLAVORO: 20.000 ROM ITALIANI SONO RICICLONI!

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Lavoro: 20.000 Rom italiani impegnati nel Riutilizzo

  • Sono romanì un quarto degli 80.000 operatori impegnati nel settore che rappresenta un importante contributo al Paese dal punto di vista ambientale, sociale e occupazionale, secondo il “Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti” approvato dal Ministero dell’Ambiente nel 2013. Un’opportunità da cogliere. Intervista a Gianfranco Bongiovanni, responsabile sociale del lavoro del Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone.

    Quali sono i dati principali del “Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2013” e i trend previsti per il 2014?

    Nel 2013 il 48% degli italiani ha fatto ricorso all’acquisto dell’usato e il 41%, soddisfatto della propria scelta, dichiara di voler spendere di più nel 2014.
    Il 2013 è stato anche l’anno di approvazione del “Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti”, voluto dal Ministero dell’Ambiente che riconosce l’importante contributo che il settore del Riutilizzo offre al Paese dal punto di vista ambientale, sociale e occupazionale.

    La Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato calcola in 80.000 le persone occupate nel settore e ha sottolineato come l’informalità, nel quale è costretto il 70% del comparto, ne impedisce una mappatura più precisa e richiama l’urgenza di un riordino complessivo del settore costituito per lo più da piccole e micro imprese, spesso a conduzione familiare, composte da 3-4 persone dedite alla raccolta dell’usato e alla rivendita sui banchi dei “mercatini”.

    Quali sono i dati sul contributo dei Rom e le loro attività per il “Riutilizzo”?

    Non abbiamo dei dati chiari proprio perché l’informalità è il tratto caratteristico di questo comparto.
    Per quanto riguarda la componente Rom possiamo dire che diverse stime, che vanno però prese con beneficio di inventario appunto a causa dell’informalità, indicano che più del 10% della comunità presente in Italia si dedica a questo tipo di attività: ovvero circa 20 mila sono impiegati nel settore del Riutilizzo. Dobbiamo considerare che negli ultimi anni l’arrivo di altre comunità, soprattutto di origini rumene, hanno introdotto un numero ulteriore di soggetti che lavorano in queste attività, tra cui anche persone dell’area del Maghreb e migranti in generale proprio perché il settore dell’usato è un “ammortizzatore sociale naturale”, poiché ha la capacità di poter fornire un reddito minimo per poter sopravvivere, e questo vale per tutti, Rom, comunità migranti e fasce deboli della popolazione italiana, come gli “espulsi” dal mercato del lavoro. C’è da segnalare che anche studenti e le generazioni giovanili si stanno avvicinando molto a questo settore interessati a possibilità occupazionali.

    Quali sono i vantaggi legati alle pratiche di Riutilizzo e alla vendita dell’usato?

    Questo tipo di attività sottrae milioni di oggetti ogni anno alla discarica, evitando alla collettività la necessità e il costo di nuovi siti per la raccolta dei materiali indifferenziati e di gestione del conferimento di questi beni facendo risparmiare, sia dal punto di vista ambientale, sia economico. Anzi si crea da questi potenziali rifiuti un nuovo valore reale.

    Le attività di Riutilizzo possono essere anche buone pratiche per processi di integrazione, o meglio per progetti interculturali?

    Assolutamente sì, perché se adeguatamente formalizzate e istituzionalizzate e “accompagnate” riescono a far comprendere a tutti il contributo ambientale che la comunità Rom riesce a dare al Paese. Riconoscere le competenze, che spesso sono informali delle economie che vivono ai margini della società è un elemento di autostima importante.

    Quali sono le possibilità per la comunità Rom di poter operare nel settore del Riutilizzo?

    Il settore del Riutilizzo è sicuramente il comparto dove le professionalità di una componente Rom, che per necessità si sono affinate in questi ultimi anni, possono essere pienamente valorizzate. Progetti di formazione e lavoro, in ambiti dove la comunità Rom possiede già una forte esperienza diretta e manuale potrebbero essere un canale di integrazione importante e di riconoscimento sociale, utili a rimuovere anche gli ostacoli mentali, i “cliché” radicati nella mentalità comune.

    di Alessio Fabrizi – responsabile New Media Campagna Romaidentity

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ECOLAVORO: 20.000 ROM ITALIANI SONO RICICLONI!ultima modifica: 2014-02-06T19:09:43+01:00da paoloteruzzi
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