16/05/2013

16/5/44 la rivolta dei Rom e dei Sinti ad Auschwitz

 
 
16 maggio 1944
LA RIVOLTA DEI ROM E DEI SINTI AD AUSCHWITZ

Il 16 maggio 1944 i quattromila tra Rom, Sinti e Kalé internati ad Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo, ma anche le donne e i bambini: tutti raccolsero pietre, spranghe e altre armi rudimentali e si scagliarono contro le SS che dovettero indietreggiare, lasciando diversi morti sul campo.
Solo il 2 agosto dello stesso anno, dopo aver ridotto alla fame la comunità rom di Auschwitz, i nazisti riuscirono ad uccidere 2897 Rom nella stessa notte.

Gli zingari, con la loro cultura nomade, rappresentavano per i nazisti un’inaccettabile anomalia dell’ordine sociale e minacciavano la purezza della razza. Furono quindi perseguitati e deportati nei campi di sterminio dove morirono a migliaia.

Gli stermini di non ebrei dei Lager sono stati per decenni dimenticati, e solo negli ultimi anni si è cominciato a ricordare che c’erano anche altre vittime dei campi di concentramento nazisti, tra cui appunto rom e sinti, che chiamano il loro sterminio Samudaripen. 

Porrajmos, “divoramento”, è la parola con cui i nomadi designano il loro Olocausto, il sacrificio di migliaia di sinti, rom, kalé, inghiottiti dalla violenza nazista. Una tragedia che in questo racconto si mescola a un sogno, quello di un gruppo di piccoli detenuti, catturati con le loro famiglie dopo un’interminabile fuga, che cercano con la forza della disperazione e della fantasia di “far muovere il campo”, di trasformare le baracche in cui sono rinchiusi nei carrozzoni di una carovana capace ancora di viaggiare. Al momento della verità, quando gli aguzzini decidono di “liquidare” il settore in cui sono rinchiusi, uomini, donne e bambini del “campo per famiglie zingare” scelgono di combattere, di difendersi fino all’ultimo respiro. Una vicenda sconosciuta e straordinaria rivive in queste pagine con la forza del racconto orale e consegna alla memoria moderna il ricordo indelebile del tributo spaventoso pagato dai nomadi alla follia della Storia.
16 maggio 1944
LA RIVOLTA DEI ROM E DEI SINTI AD AUSCHWITZ

Il 16 maggio 1944 i quattromila tra Rom, Sinti e Kalé internati ad Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo, ma anche le donne e i bambini: tutti raccolsero pietre, spranghe e altre armi rudimentali e si scagliarono contro le SS che dovettero indietreggiare, lasciando diversi morti sul campo.
Solo il 2 agosto dello stesso anno, dopo aver ridotto alla fame la comunità rom di Auschwitz, i nazisti riuscirono ad uccidere 2897 Rom nella stessa notte.

Gli zingari, con la loro cultura nomade, rappresentavano per i nazisti un’inaccettabile anomalia dell’ordine sociale e minacciavano la purezza della razza. Furono quindi perseguitati e deportati nei campi di sterminio dove morirono a migliaia.

Gli stermini di non ebrei dei Lager sono stati per decenni dimenticati, e solo negli ultimi anni si è cominciato a ricordare che c’erano anche altre vittime dei campi di concentramento nazisti, tra cui appunto rom e sinti, che chiamano il loro sterminio Samudaripen. 

Porrajmos, “divoramento”, è la parola con cui i nomadi designano il loro Olocausto, il sacrificio di migliaia di sinti, rom, kalé, inghiottiti dalla violenza nazista. Una tragedia che in questo racconto si mescola a un sogno, quello di un gruppo di piccoli detenuti, catturati con le loro famiglie dopo un’interminabile fuga, che cercano con la forza della disperazione e della fantasia di “far muovere il campo”, di trasformare le baracche in cui sono rinchiusi nei carrozzoni di una carovana capace ancora di viaggiare. Al momento della verità, quando gli aguzzini decidono di “liquidare” il settore in cui sono rinchiusi, uomini, donne e bambini del “campo per famiglie zingare” scelgono di combattere, di difendersi fino all’ultimo respiro. Una vicenda sconosciuta e straordinaria rivive in queste pagine con la forza del racconto orale e consegna alla memoria moderna il ricordo indelebile del tributo spaventoso pagato dai nomadi alla follia della Storia.

22/04/2013

Agnone (IS), una targa commemorativa ricorda il Porrajmos

martedì 9 aprile 2013

 
 

Alosetto, Brajdic, Campos, Ciarelli, Di Rocco, Goman, Gus, Halderas, Hudorovich, Held, Hujer, Karis, Locato, Mugizzi, Nicolic, Rach, Reinhardt, Rossetto, Suffer, Waeldo. Sono i nomi delle 148 famiglie rom e sinte internate nel campo di concentramento di San Berardino (oggi divenuto una casa di riposo) tra il 1940 e il 1943, quando in Italia vigevano le leggi razziali.

leggi tutto qui: http://sucardrom.blogspot.it/2013/04/agnone-is-una-targa-...

 

 

 

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22/03/2013

POUR L'HONNEUR DE NOS MORTS

Il est très important que nous obtenions beaucoup de signature surhttp://www.mesopinions.com/petition/droits-homme/comite-action-reconnaissance-genocide-tzigane/4844Quand vous allez signer ensuite vous recevez un mail de "mesopinions.com" pour valider votre participation ET C'EST PRIMORDIAL





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08/02/2013

LA PERSECUZIONE DEI ROM E DEI SINTI NEL PERIODO FASCISTA

 

 

LEGGI QUI: http://porrajmos.it/

 VEDI ANCHE: 

 

 

 

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30/01/2013

MORTA LA TESTIMONE ROM DAI LAGER

 

Il 28 gennaio è morta Ceija Stojka, una grande donna rom, sopravvissuta alla Shoah e autrice di una delle pochissime testimonianze scritte da rom, forse l'unica. Ricordiamo ancora con commozione la sua voce calorosa e le sue parole quando a Napoli partecipò all'incontro internazionale di preghiera per la pace organizzato dalla comunità di Sant'Egidio. Che la sua memoria sia benedetta.

http://www.giuntina.it/Schulim_Vogelmann_1/Forse_sogno_di...

http://en.wikipedia.org/wiki/Ceija_Stojka

 

 

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27/01/2013

Memorial in Berlin to Roma Nazi Holocaust victims

porrajmos.jpg

 

 

 

 

 

 

 

German Chancellor Angela Merkel has opened a memorial in Berlin to Roma (Gypsy) Nazi Holocaust victims.
"Every single fate fills me with sorrow and shame"-she said at the opening.
http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-20050780

 

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memorial in berlin to roma (gypsy) nazi holocaust victims

 

 

 

 

 

 

 

The ‘Forgotten Genocide; the fate of the Sinti and Roma’ is a digital exhibition, available at this point in time in English, German, Czech and Dutch languages. A Polish and French version are on the way.

The creators would really like to add Hungarian and Romanian personal stories.... However, they need funding for that. Go to the website of the exhibition, to show that you would also appreciate such a development!
www.romasinti.eu



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26/01/2013

LA MEMORIA DI JASENOVAC ATTRAVERSO LA TESTIMONIANZA DI DI CENA HUSEJNOVIC.

 
 

Sara Elter ha condiviso la foto di Idea Rom Onlus.
Campo di sterminio di Jasenovac, cancellato dagli ustasha in fuga: vi scomparvero 600 mila persone tra ebrei, rom, serbi. Come in tante altre parti del mondo, nessun monumento ricorda lo sterminio dei Rom
LA MEMORIA DI JASENOVAC ATTRAVERSO LA TESTIMONIANZA DI DI CENA HUSEJNOVIC.
 
Sono oramai passati due anni dalla morte di Cena Huseinović, una delle ultime testimoni sopravvissute alle deportazioni dei Rom nel campo di sterminio di Jasenovac.

Cena ha atteso gli ultimi attimi della sua vita per raccontare gli orrori patiti durante la seconda guerra mondiale nel più grande campo di sterminio dei balcani, a Jasenovac, nella Croazia a quel tempo governata dagli “ustascia” alleati delle forze nazi-fasciste. 

Lo ha fatto parlandone con le ragazze di Idea Rom mentre si commemorava il “Porrajmos”, l’olocausto Rom da lei vissuto in prima persona.

Cena quel giorno era visibilmente commossa ma, al tempo stesso, convinta e determinata nel “donare” la sua testimonianza alle giovani che l'ascoltavano, quasi a voler passar loro il compito di ricordare nel tempo cosa tutta l’umanità dovrebbe evitare di ripetere.

Cena aveva 12 anni quando, nel 1942 a Višegrad (Bosnia centrale), venne catturata assieme ai suoi parenti e caricata in un treno che la portò prima a Sarajevo e poi a Jasenovac. In quel campo i deportati erano costretti a lavorare nella produzione di mattoni e catene e, quando gli sforzi e la fame li indebolivano, venivano uccisi e gettati ancora moribondi nel fiume Sava. Cena in quel fiume ritrovò anche il cadavere della madre, con i seni mutilati ed i pesci che ne divoravano le carni. Le donne venivano violentate, gli uomini crocifissi sugli steccati, a chi tentava di fuggire venivano tagliati i piedi. Quasi tutta la famiglia di Cena venne sterminata, lei sopravvisse assieme alle sorelle e ai fratelli più piccoli grazie all’aiuto di un loro ex vicino di casa amico di Latif, il promesso sposo di Cena, a quei tempi “il più bravo artigiano fra i Rom calderai”.

Ma la memoria del Porrajmos a Jasenovac è quasi scomparsa, con i documenti irrimediabilmente distrutti pochi giorni prima della liberazione e gli edifici spianati dagli ustascia prima della fuga. Secondo gli storici in Croazia furono uccisi 600 mila tra ebrei, rom, serbi, mussulmani e partigiani, quasi tutti nel campo di Jasenovac. I cadaveri venivano gettati in acqua o seppelliti in fosse comuni sulle rive della Sava ma per anni, durante le esondazioni, i corpi dei cadaveri riaffioravano e venivano trascinati dal fiume.

A Jasenovac, come in tante altre parti del mondo, nessun monumento ricorda lo sterminio dei Rom.
 
 
LA MEMORIA DI JASENOVAC ATTRAVERSO LA TESTIMONIANZA DI DI CENA HUSEJNOVIC.

Sono oramai passati due anni dalla morte di Cena Huseinović, una delle ultime testimoni sopravvissute alle deportazioni dei Rom nel campo di sterminio di Jasenovac.

Cena ha atteso gli ultimi attimi della sua vita per raccontare gli orrori patiti durante la seconda guerra mondiale nel più grande campo di sterminio dei balcani, a Jasenovac, nella Croazia a quel tempo governata dagli “ustascia” alleati delle forze nazi-fasciste.

Lo ha fatto parlandone con le ragazze di Idea Rom mentre si commemorava il “Porrajmos”, l’olocausto Rom da lei vissuto in prima persona.

Cena quel giorno era visibilmente commossa ma, al tempo stesso, convinta e determinata nel “donare” la sua testimonianza alle giovani che l'ascoltavano, quasi a voler passar loro il compito di ricordare nel tempo cosa tutta l’umanità dovrebbe evitare di ripetere.

Cena aveva 12 anni quando, nel 1942 a Višegrad (Bosnia centrale), venne catturata assieme ai suoi parenti e caricata in un treno che la portò prima a Sarajevo e poi a Jasenovac. In quel campo i deportati erano costretti a lavorare nella produzione di mattoni e catene e, quando gli sforzi e la fame li indebolivano, venivano uccisi e gettati ancora moribondi nel fiume Sava. Cena in quel fiume ritrovò anche il cadavere della madre, con i seni mutilati ed i pesci che ne divoravano le carni. Le donne venivano violentate, gli uomini crocifissi sugli steccati, a chi tentava di fuggire venivano tagliati i piedi. Quasi tutta la famiglia di Cena venne sterminata, lei sopravvisse assieme alle sorelle e ai fratelli più piccoli grazie all’aiuto di un loro ex vicino di casa amico di Latif, il promesso sposo di Cena, a quei tempi “il più bravo artigiano fra i Rom calderai”.

Ma la memoria del Porrajmos a Jasenovac è quasi scomparsa, con i documenti irrimediabilmente distrutti pochi giorni prima della liberazione e gli edifici spianati dagli ustascia prima della fuga. Secondo gli storici in Croazia furono uccisi 600 mila tra ebrei, rom, serbi, mussulmani e partigiani, quasi tutti nel campo di Jasenovac. I cadaveri venivano gettati in acqua o seppelliti in fosse comuni sulle rive della Sava ma per anni, durante le esondazioni, i corpi dei cadaveri riaffioravano e venivano trascinati dal fiume.

A Jasenovac, come in tante altre parti del mondo, nessun monumento ricorda lo sterminio dei Rom.
Campo di sterminio di Jasenovac, cancellato dagli ustasha in fuga: vi scomparvero 600 mila persone tra ebrei, rom, serbi. Come in tante altre parti del mondo, nessun monumento ricorda lo sterminio dei Rom
 

LA MEMORIA DI JASENOVAC ATTRAVERSO LA TESTIMONIANZA DI DI CENA HUSEJNOVIC.

Sono oramai passati due anni dalla morte di Cena Huseinović, una delle ultime testimoni sopravvissute alle deportazioni dei Rom nel campo di sterminio di Jasenovac.

Cena ha atteso gli ultimi attimi della sua vita per raccontare gli orrori patiti durante la seconda guerra mondiale nel più grande campo di sterminio dei balcani, a Jasenovac, nella Croazia a quel tempo governata dagli “ustascia” alleati delle forze nazi-fasciste.

Lo ha fatto parlandone con le ragazze di Idea Rom mentre si commemorava il “Porrajmos”, l’olocausto Rom da lei vissuto in prima persona.

Cena quel giorno era visibilmente commossa ma, al tempo stesso, convinta e determinata nel “donare” la sua testimonianza alle giovani che l'ascoltavano, quasi a voler passar loro il compito di ricordare nel tempo cosa tutta l’umanità dovrebbe evitare di ripetere.

Cena aveva 12 anni quando, nel 1942 a Višegrad (Bosnia centrale), venne catturata assieme ai suoi parenti e caricata in un treno che la portò prima a Sarajevo e poi a Jasenovac. In quel campo i deportati erano costretti a lavorare nella produzione di mattoni e catene e, quando gli sforzi e la fame li indebolivano, venivano uccisi e gettati ancora moribondi nel fiume Sava. Cena in quel fiume ritrovò anche il cadavere della madre, con i seni mutilati ed i pesci che ne divoravano le carni. Le donne venivano violentate, gli uomini crocifissi sugli steccati, a chi tentava di fuggire venivano tagliati i piedi. Quasi tutta la famiglia di Cena venne sterminata, lei sopravvisse assieme alle sorelle e ai fratelli più piccoli grazie all’aiuto di un loro ex vicino di casa amico di Latif, il promesso sposo di Cena, a quei tempi “il più bravo artigiano fra i Rom calderai”.

Ma la memoria del Porrajmos a Jasenovac è quasi scomparsa, con i documenti irrimediabilmente distrutti pochi giorni prima della liberazione e gli edifici spianati dagli ustascia prima della fuga. Secondo gli storici in Croazia furono uccisi 600 mila tra ebrei, rom, serbi, mussulmani e partigiani, quasi tutti nel campo di Jasenovac. I cadaveri venivano gettati in acqua o seppelliti in fosse comuni sulle rive della Sava ma per anni, durante le esondazioni, i corpi dei cadaveri riaffioravano e venivano trascinati dal fiume.

A Jasenovac, come in tante altre parti del mondo, nessun monumento ricorda lo sterminio dei Rom.

24/01/2013

Memors, un museo virtuale per ricordare l’olocausto di Rom e Sinti

 

A cura di AMISnet • 24 gennaio 2013

Il Porrajmos, l’olocausto di Rom e Sinti, è stato per decenni tenuto sostanzialmente sotto silenzio. A distanza di quasi 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, qualcosa sembra modificarsi. Tra le varie iniziative volte a far emergere la memoria del Porrajmos figura MEMORS, il primo museo virtuale del Porrajmos.
 ”Porrajmos significa divoramento” – commenta Carlo Berini, dell’associazione Sucar Drom di Mantova – “ed è il termine con cui Rom e Sinti si riferiscono all’immane tragedia dell’olocausto”.
L’associazione Sucar Drom ha collaborato con lo storico Luca Bravi nella costruzione del museo virtuale. “La nostra attività di ricerca” – spiega Carlo Berini – “si concentra soprattutto su quanto accaduto nell’Italia fascista. L’internamento vero e proprio nei campi di concentramento inizia nel 1940, e nel 1943, dopo l’armistizio e la nascita della repubblica di Salò, assistiamo al sistematico invio verso i campi di sterminio in Germania e Polonia.”
L’Italia non ha mai riconosciuto ufficialmente la persecuzione di Rom e Sinti, tanto che il Porrajmos non viene citato nella legge del 2000 che istituisce il giorno della memoria per il 27 gennaio e non viene incluso nelle celebrazioni istituzionali. “Inoltre” – sottolinea Berini – “Rom e Sinti sono le uniche due minoranze storico-linguistiche a non essere riconosciute dalla legge italiana, e diventano facilmente il capro espiatorio per occultare i veri problemi del paese e l’incapacità dei politici di far loro fronte”.
La puntata di Passpartù di questa settimana sarà dedicata a un approfondimento sul Porrajmos e all’analisi delle attuali politiche messe in campo nei confronti di queste comunità nel nostro paese.

05/01/2013

REMEMBER PORRAJMOS

Vesna Baxtali Vuletic ha condiviso la foto di The Gypsy Chronicles.
Forget us Not:
Ceija steels herself with a cigarette and a quick kiss and embrace of her beloved dog.  Then she settles in on the sofa and begins her story.  For nearly four hours, Theresa and I are transfixed.  I cannot possibly do justice to everything she said, but I want to share with you the some of the journey of a young gypsy girl and the strength of her mother as together they survived four concentration camps: Read Heather Connolly's meeting with Ceija:  Forget US NOT http://forgetusnotmovie.com/2010/10/14/here-is-where-the-real-misery-began/
Forget us Not:
Ceija steels herself with a cigarette and a quick kiss and embrace of her beloved dog. Then she settles in on the sofa and begins her story. Fo...r nearly four hours, Theresa and I are transfixed. I cannot possibly do justice to everything she said, but I want to share with you the some of the journey of a young gypsy girl and the strength of her mother as together they survived four concentration camps: Read Heather Connolly's meeting with Ceija: Forget US NOT http://forgetusnotmovie.com/2010/10/14...
 
 
 
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10/12/2012

Un autre peuple victime de l'extermination : les Tsiganes

 

 

http://d-d.natanson.pagesperso-orange.fr/tsiganes.htm

 

 

 

grazie

05/11/2012

Le storie di Stanka e Maria (parte II) - Amisnet

AmisnetDOC 06: Le storie di Stanka e Maria (parte II)AmisnetMaria è nata a Trieste da una famiglia sinta italiana di musicisti e giostrai, nel 1943 suo fratello è stato arrestato delle SS e portato...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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27/10/2012

Bundeskanzlerin: Memorial for the murdered Sinti and Roma

Memorial for the murdered Sinti and RomaHundreds of thousands of people throughout Europe were branded “Zigeuner” or “gypsies” during the Nazi regime. They were persecuted and murdered. At a ceremo...
 
 
 
 
 
 
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26/10/2012

A Berlino torna la memoria sull'Olocausto dei Rom e dei Sinti - Panorama

 
PanoramaA Berlino torna la memoria sull'Olocausto dei Rom e dei SintiPanoramaLa Cancelliera tedesca Angela Merkel ha inaugurato un monumento nel cuore di Berlino per ricordare la morte di 500.0...
 
 
 
 
 
http://tempsreel.nouvelobs.com/societe/20121024.AFP3007/merkel-honore-les-roms-victimes-de-l-holocauste-et-promet-de-les-defendre.htmlVous aurez remarqué que les médias audio et télévisés n'en ont pas fait état.Volontaire, commandé ou autre nous ne savons pas mais nous constatons qu'à nouveau la ...
 
 
 
 
 
 
 
 
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24/10/2012

Historia del Pueblo Gitano (V)

Françoise Bisson tramite Roselita Hija del Viento

 
Historia del Pueblo Gitano V
En recuerdo de las víctimas del holocausto nazi.

http://www.youtube.com/watch?v=pz5rem1Ef74&feature=sh...

 

 

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19/10/2012

The story of a survivor

 

October 19, 2012

Erzsébet Szenesné Brodt is the last eyewitness of the extermination of Auschwitz’s “Gypsy lager”. She was there, watching from the window of her barrack as an extermination squad chased Roma families into the gas chambers, armed with flamethrowers and dogs.

 Erzsike offered herself to tell the story of her deportation and survival, as well as to give an account on what happened to the Roma on the night of the 2nd of August 1944. We had thus the chance to make an amazingly deep and detailed interview with her. The full interview’s analysis will soon get published. The interview was made by Ágnes Daróczi, in the occasion of the anniversary of 1944 November the 4th, the day on which razzias started, followed by the deportation of Hungarian Roma.

Erzsike Szenesné Brodt in 2012

 

leggi tutto qui

http://romediafoundation.wordpress.com/2012/10/19/the-sto...

 

 

 

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17/10/2012

Monti:"Ricordo come ancora oggi il genocidio di Rom e Sinti sia dimenticato"

da http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/10/16/787909-shoah-...

Shoah, Monti: "La crisi può avere ricadute xenofobe,
serve la memoria
per costruire il futuro"

Il premier alla commemorazione del rastrellamento nazifascista del Ghetto di Roma

Mario Monti: "La memoria non è una condizione accessoria ma è strumento per interpretare il presente e costruire il futuro. Ricordo come ancora oggi il genocidio di Rom e Sinti sia dimenticato"

Il presidente del Consiglio, Mario Monti (S), con il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, durante la manifestazione in ricordo del rastrellamento del ghetto di Roma (Ansa)

Roma, 16 ottobre 2012 - “La crisi può avere ricadute anche nella convivenza civile: penso alle spinte xenofobe che emergono in formazioni politiche di alcuni Paesi europei”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenendo alla commemorazione del rastrellamento del Ghetto di Roma, avvenuto il 16 ottobre 1943, ad opera dei nazifascisti.

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Monti rileva, infatti, “violenza ed ostilità diffuse verso i Rom e - ha aggiunto - ricordo come ancora oggi il genocidio di Rom e Sinti sia dimenticato. E’ intenzione del governo, e mia personale, di portare questi temi al livello, non solo dei consessi internazionali, ma dei capi di Stato e di governo”.

Ricordando il rastrellamento del Ghetto di Roma, Monti ha poi spiegato: “quel 16 ottobre furono deportate oltre mille persone e, per gli ebrei, cominciò un tempo doloroso in cui si vide il coraggio di molti romani che, a rischio della vita, aiutarono e nascosero i loro concittadini di origine ebraica, ma si videro anche esempi di viltà, di chi collaborò con i nazifascisti e di chi vendette gli ebrei ai loro carnefici”.

“La memoria non è una condizione accessoria - ha ammonito il presidente del Consiglio - ma è strumento per interpretare il presente e costruire il futuro”. In questo senso, Monti ha voluto ricordare la figura di chi, scampato all’orrore dei campi di sterminio, si è assunto la responsabilità di raccontare: “voglio ricordare Shlomo Venezia, a cui è dedicata la giornata di oggi e che è scomparso nei giorni scorsi. Ormai da molto tempo la data del 16 ottobre fa parte di una memoria condivisa”.

Non è poi sfuggita al presidente del Consiglio la folta rappresentanza di immigrati presenti questa sera al Portico d’Ottavia, in piazza 16 ottobre 1943. “Ci sono oggi tanti italiani di nascita, ma tantissimi di adozione. Il vostro essere qui mi da una speranza diversa nel futuro. Oltretutto, l’attentato di Tolosa ci dice che il pericolo non è scongiurato definitivamente, ma noi non vi lasceremo soli, nemmeno davanti ai tentativi di revisionismo e minimizzazione dell’Olocausto”.

LA UE NON DEVE AVERE LE FONDAMENTA EROSE, SERVE MEMORIA DI QUEI GIORNI - “Nel momento in cui completiamo il pinnacolo più alto della cattedrale dell’integrazione europea, con l’euro, e l’Unione europea riceve il premio Nobel per la Pace non possiamo pensare che questa stessa cattedrale possa avere le fondamenta erose a causa della disintegrazione e disgregazione”.

Sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria di quei giorni, il presidente del Consiglio ha spiegato: “fare memoria significa anche assumersi delle responsabilità. L’Italia è un grande Paese, ma a volte lo si dimentica. Oggi è una occasione per rilanciare un patto di convivenza e un patto di integrazione”. “Per questo - ha aggiunto - ho voluto un ministro dell’Integrazione nel mio governo, nella persona di Andrea Riccardi. Ed è sempre per questo che ho voluto un ministro della Coesione, Fabrizio Barca. Coesione e integrazione - ha concluso Monti - devono essere parole preziose”.

“Quanto avvenuto il 16 ottobre - ha continuato Monti - è stato non solo un tentativo di eliminare la comunità ebraica più antica dell’Occidente, ha avuto anche un obiettivo ben più radicale e ambizioso nella sua perversione. In quel frangente tanti romani non ebrei hanno offerto il loro aiuto, molti mossi per istinto di umanità, altri per fede cristiana. Questo dimostra che anche nei momenti più difficili di una città il bene non viene mai sacrificato definitivamente. Ancora oggi, dopo la Shoah, l’odio razziale assume forme di violenza e disprezzo contro il diverso. E voglio concludere citando Primo Levi: chi nega Auschwitz è pronto a ripeterlo”.

21/08/2012

#Rom: "Forgotten Genocide"

Alberto Maria Melis e Catherine Raffait hanno condiviso la foto di RequiemforAuschwitz.
German Romani Amalie Schaich survived the Holocaust against all the odds. Find out about her incredible life by clicking the link below to see her story as featured in the digital exhibition "Forgotten Genocide."

http://www.romasinti.eu/#/AmalieSchaichReinhardt
 
grazie

25/07/2012

Pétition : Comité d'Action pour la Reconnaissance du Génocide Tzigane

Pétition : Comité d'Action pour la Reconnaissance du Génocide Tzigane
Pétition : Comité d'Action pour la Reconnaissance du Génocide Tzigane

www.mesopinions.com
Droits de l'homme - Signez la pétition : Comité d'Action pour la Reconnaissance du Génocide Tzigane

À Bondues, la mémoire retrouvée du génocide des Tziganes


À Bondues, la mémoire retrouvée du génocide des Tziganes
 
À Bondues, la mémoire retrouvée du génocide des Tziganes
www.lavoixdunord.fr
En 1943, ils étaient vanniers, forains, musiciens, saisonniers. Ils étaient tziganes

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23/06/2012

una statua in memoria del Porrajimos


29/05/2012

Roberto Malini a Genova per ricordare il Porrajmos in Italia

L'8 Giugno 1938 ebbero inizio le retate e le conseguenti deportazioni di famiglie Rom: di fatto, iniziò il Porrajmos (olocausto del popolo Rom) in Italia.

18/05/2012

The Porrajmos Education Society: Golden Dawn in Greece: Hold on Tight



The Porrajmos Education Society: Golden Dawn in Greece: Hold on Tight
ciuin-ferrin.blogspot.com
The goal of O Porrajmos Education Society is to create an educational program for schools and universities that explains the Rromani inclusion in the Holocaust. According to comments made in a British paper, there is no crime being committed in this photograph. Please visit our website at http://...

17/05/2012

16 maggio 1944: la rivolta dei gitani ad Auschwitz


www.infoaut.org
storia di classe, 16 maggio 1944: la rivolta dei gitani ad Auschwitz

14/04/2012

Els gitanos homenatgen les seves víctimes dels genocidis i recorden que són un poble lliure



Els gitanos homenatgen les seves víctimes dels genocidis i recorden que són un poble lliure
www.324.cat
El Dia Internacional del Poble Gitano commemora el primer congrés mundial que els gitanos van fer a Londres ara fa 41 anys. L'acte més significatiu a Catalunya ha estat l'ofrena floral al marge esquerre del riu Besòs, una cerimònia que simbolitza el sentiment de llibertat d'aquest poble i el caràcte...

05/03/2012

"#Porrajmos. Sterminio e resistenza del popolo #rom"

Grande successo al Teatro Valle Occupato

 
 
 

Grande successo di pubblico al Teatro Valle Occupato per la serata del 4 marzo dal titolo: "Porrajmos. Sterminio e resistenza del popolo rom". L'evento, organizzato dall'Associazione 21 luglio e da Popica Onlus, ha visto la partecipazione di circa 700 persone che hanno vissuto una serata di musica, balli e riflessioni. Nel corso della serata è stata lanciata la campagna "Il diritto all'alloggio non si sgombera", per chiedere la sospensione degli sgomberi forzati nella città di Roma.

02/03/2012

#Roma persecution. History. Bergen Belsen. Roma, Sinti, Zigeun, Gypsy Groups

At Bergen Belsen Concentration Camp near Celle, Germany (near Hannover) there are prominent and multiple memorials for Jewish victims of the Holocaust.  There also is, howe...

01/03/2012

Campi di concentramento: parla Giacomo De Bar | Minor Swing - Storie sinte

Porrajmos in Italia

Giacomo De Bar è un sinto ed è nato in un campo di concentramento, quello di Prignano sulla Secchia, in provincia di Modena, dove il fascismo internò tutta la sua famiglia.

Fra il 1940 e il 1943 a Prignano sulla Secchia fu istituito un campo di concentramento in cui furono internati 79 cittadini italiani appartenenti alla minoranza dei Sinti, una popolazione perseguitata durante il periodo fascista poiché considerata una razza inferiore da eliminare.

La storia dei campi di concentramento per Sinti e Rom in Italia è ancora per molti versi sconosciuta, così come il rapporto tra questi e lo sterminio scientificamente programmato attuato in Germania dal nazismo.

Giacomo De Bar con la sua testimonianza, raccolta anche in un libro, ha contribuito a sollevare il velo su una parte di questa vicenda.

www.inventati.org
Giacomo De Bar è un Sinto ed è nato in un campo di concentramento, quello di Prignano sulla Secchia, in provincia di Modena, dove il fascismo internò tutta la sua famiglia.

24/02/2012

Campi di concentramento: parla Giacomo De Bar (#sinti)

Minor Swing - Storie sinte

 

Campi di concentramento: parla Giacomo De Bar
Fri, 24 Feb 2012 08:37:05 +0000

22/02/2012

Il genocidio dei Rom sotto il regime nazista, uno sterminio dimenticato: intervista a Luca Bravi

Il genocidio dei Rom sotto il regime nazista, uno sterminio dimenticato: intervista a Luca Bravi (*) PDF Stampa E-mail
martedì 21 febbraio 2012

altre tracce sul sentiero di auschwitz.jpgdi FLORE MURARD-YOVANOVITCH

Perché il genocidio dei Rom sotto il nazismo - il Porrajmos - che fece circa mezzo milione di vittime tra questo antico popolo europeo, è ancora oggi in parte uno sterminio dimenticato?

I Rom continuano oggi a subire stereotipi culturali simili a quelli che hanno subito nel corso della Storia. Nella mentalità comune, lo “zingaro” è ancora percepito come “asociale” o “nomade”, presunte “tare” su cui i nazisti imbastirono la loro teoria della “razza zingara”. La rimozione del genocidio dei Rom ha varie cause, storiografiche ma anche politiche.

 

La Germania post-bellica ha fatto di tutto per cancellare la radice razziale della persecuzione degli “zingari”, derubricandola a una semplice operazione di pubblica sicurezza per via della loro presunta “pericolosità” (mistificando la legislazione nazista). Cioè, ai sopravvissuti rom e sinti furono negati i risarcimenti e questa rimozione durò fino alla fine degli anni ’80, quando alcuni studiosi tedeschi rivalutarono gli archivi del regime nazista che facevano chiari riferimento alla “razza zingara”. Il Porrajmos fu riconosciuto solo nel 1989 dalla Germania come genocidio di stampo razziale. La legge relativa al Giorno della Memoria in Italia attualmente ricorda correttamente la specificità della Shoah ma per adesso non è stato inserito alcun riferimento al Porrajmos (il Parlamento ha ricordato l’internamento dei rom e dei sinti  nei campi di concentramento solo il 16 dicembre 2009). Gli storici non si sono interessati alla questione della persecuzione dei Rom sotto il Terzo Reich, nemmeno dopo la fine della guerra? Sì, ma solo tardivamente, tanto in Germania quanto in Italia. Anche tra gli storici erano ed a volte sono presenti clichés sui nomadi pericolosi. Il genocidio dei Rom è inoltre una questione storiografica complessa. Studiare il Porrajmos a fianco della Shoah, senza con questo banalizzare o tanto meno negare la centralità e la specificità di quest’ultima, significa rischiare di entrare in attrito con chi propone l’idea di una unicità della Shoah; (e della sua incomparabilità con qualsiasi altro fatto storico). La mia tesi è che esiste invece un parallelismo nel totale annientamento che i nazisti riservarono a questi due popoli considerati “razzialmente inferiori”; Porrajmos e Shoah sono, purtroppo, tasselli dello stesso evento, l’uno getta luce sull’altro, ed entrambi sono crimini contro l'umanità intera. Parallelamente alla “razza ebraica” i nazisti avevano infatti teorizzato una “razza zingara”, anch’essa “geneticamente inferiore” e da eliminare. Ci spiega meglio come questa “classificazione” razzista fu elaborata? La legislazione nazista si nutre della percezione popolare negativa dello zingaro nomade. Già nel 1935 le Leggi di Norimberga, anche se non li menzionano, furono applicate anche agli “zingari” (termine allora usato per chiamare i rom e i sinti), deprivati dalla loro cittadinanza tedesca. Dal 1936, tutti gli zingari vengono internati nei campi di sosta forzata e poi dal 1938 allontanati e deportati in massa all’Est, in vagoni speciali aggiunti a quelli degli ebrei. In quei campi di concentramento lavorava l’Unità di Igiene Razziale (e di Ricerca biologica) del Reich, diretta dallo psichiatra infantile Robert Ritter, che effettuava pseudo “studi zingari”. Da misurazioni antropometriche sui circa 20.000 internati, la sua squadra faceva derivare delle caratterizzazioni di tipo morale e psichico dell’intero gruppo. Gli “zingari” sarebbero stati razzialmente “inferiori” perché portatori del carattere ereditario dell’“istinto al nomadismo” che causava la loro consequenziale “asocialità”, una “piaga” da sradicare. Nel 1938, sulla base delle ricerche di Ritter, Himmler equipara la Zigeunerfrage, la “questione zingara”, a quella ebraica, per via della radice razziale. Tra il 1938 e il 1942, il Reich pianifica le tappe cruciali per “risolvere” la questione con la stessa logica razionalista del “trattamento speciale” degli ebrei. Prigionia nei campi di concentramento, esecuzioni di massa dalle Einsatzgruppen, ricorso ai gaswagen (camion della morte), fino al decreto del 16 dicembre del 1942 (Decreto di Auschwitz), che progetta la deportazione e lo sterminio di chiunque risultasse di “sangue nomade”. Nel vernichtungslager (campo di sterminio) di Auschwitz prende il via la “soluzione finale” dei 23.000 Rom detenuti e si chiude la fase finale della persecuzione razziale dei Rom, che mirava al loro annientamento totale. I nazisti sterminarono circa mezzo milione di rom e sinti, circa un terzo degli Zingari che vivevano in Europa, l’80%  nell’aerea dei paesi occupati. Durante tutto il regime nazista, dunque, sugli zingari usati come cavie, furono effettuati atroci sperimenti pseudo-scientifici, particolarmente atroci, dai medici nazisti; come mai questi non furono mai processati? Su quelle “vite indegne di essere vissute” furono attuati dal 1934 alla fine del regime (in particolare nell’operazione eutanasia T4) mostruosi esperimenti, come sterilizzazione coatta, esperimenti eugenetici e test dei primi gas, su donne e soprattutto bambini zingari. Quegli pseudo-scienziati  non solo non vengono processati nella nuova Germania, ma vengono lodati come “esperti zingari” e continuano ad esercitare in cliniche private. Non processarli andava di pari passo con la rimozione ufficiale del genocidio di stampo razziale. Rare sono state le voci di sopravvissuti rom o non furono credute né ascoltate. Inoltre, per alcuni gruppi rom e sinti, non si deve parlare dei morti, perché parlarne sarebbe trattenerli in vita; questa scelta di non raccontare deriva da questo specifico rapporto con la morte, ma questo è vero solo per alcuni gruppi ed è comunque un tratto in evoluzione recentemente. Ma in nessun modo si può accollare la dimenticanza di questa tragedia a quel popolo; bensì a qualcosa di profondamente radicato nella cultura delle società tecnologicamente avanzate nei confronti degli zingari. Anche il fascismo italiano istituirà campi di internamento riservati ai Rom? La ricerca sui campi fascisti è relativamente recente; venne avviata meno di 20 anni fa, quando fu rintracciata la circolare del Ministero dell’Interno dell’11 settembre del 1940 che ordinava il rastrellamento e l’internamento di tutti gli zingari, in vari campi sul territorio italiano. Oggi, grazie alle liste degli internati, sappiamo che furono tre i campi fascisti “riservati” agli zingari (Agnone, oggi in provincia d’Isernia, Tossicia, provincia di Teramo, e Prignano sulla Secchia in provincia di Modena). L’internamento si basava sulla ricerca razziale fascista, elaborata in particolare da Renato Semizzi (un docente di Medicina Sociale) e dal giovane antropologo Guido Landra: lo stesso che elaborò, su indicazione di Mussolini, il manifesto della razza. In alcuni articoli comparsi su La difesa della Razza, i due studiosi affermavano la pericolosità dei rom e dei sinti in relazione alla loro componente psichica deficitaria, un elemento legato anch’esso a connotazioni di stampo razziale che si richiamavano ancora una volta al nomadismo e all’asocialità insiti nel “sangue zingaro”. Oggi il “Piano Nomadi” non mostra una sconcertante continuità con questo passato di emarginazione? Affronto questo tema  in "Tra inclusione ed esclusione. Una storia dell'educazione dei rom e dei sinti in Italia" (Unicopli, 2009), dove studio la continua rieducazione etnica di questa minoranza, dal fascismo all’odierno decreto Sicurezza. Oggi ovviamente i campi rom non sono in sé campi di internamento. Ma continuare a parlare di “campi”, applicare a queste persone gli stessi concetti di asocialità e nomadismo di allora, significa pianificare soluzioni di emarginazione. Fuori dalle città, dai servizi, dai collegamenti: e più sono allontanati, più vengono usati dalla politica come capro espiatorio su cui indirizzare le colpe dei mali della società odierna. Quello che si intendeva allora per “razza”, si sostituisce oggi per la loro presunta “cultura” di gruppo, con ragionamenti che non sono molto diversi dal passato. La soluzione è progettare l’uscita dai ghetti, e progettare, insieme a loro, soluzioni abitative diverse. Loro sono organizzati e auto rappresentati, devono essere coinvolti nei progetti che li riguardano. Teme la riapparizione di fenomeni di razzismo anti-Rom, in tutta Europa, che da noi hanno il volto dei tentati pogrom di Ponticelli e Torino? Ovunque nel continente europeo cresce l’antiziganismo. In Italia, quando un rom o un sinti viene incolpato, prima ancora del processo, il campo viene distrutto o spostato ed esplodono proteste popolari. Nella società serpeggia quella paura del diverso, che si traduce in forme estreme di violenza, i Rom essendo la diversità in assoluto. Considerati, agli occhi della società maggioritaria, non-cittadini da fare vivere ai margini: ogni azione nei loro confronti viene considerata quasi lecita. La nostra cultura dovrebbe finalmente confrontarsi con i Rom e con la rimozione della loro tragedia; la conoscenza del Porrajmos (ancora assente dai manuali scolastici) permetterebbe di combattere l’antiziganismo.

(*) ricercatore presso Università Telematica L. Da Vinci di Chieti, ha pubblicato, tra gli altri, il volume “Altre tracce sul sentiero per Auschwitz” (Ed. Cisu)

  http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_conte...

 

grazie

 

13/02/2012

Amsterdam archives: Exhibition on The Deportation and Murder of Jewish, Roma and Sinti children, 1942-1945

Amsterdam archives: Exhibition on The Deportation and Murder of Jewish, Roma and Sinti children, 1942-1945

 
 
 

In Memoriam

The Deportation and Murder of Jewish, Roma and Sinti children, 1942-1945

10 February – 20 May 2012

The exhibition is based on the publication In Memoriam, de gedeporteerde en vermoorde Joodse, Roma en Sinti kinderen, 1942-1945, and consists of three parts. The names of all the 18,000 children who were deported and murdered can be seen on the glass panels in the exhibition area. In the main hall of the City Archives there will be a monumental presentation: a 70-metre-long table divided into four sections, displaying the photographs of 2,900 children, divided into the groups in which they were transported. The story of fifteen of the children is told in the exhibition area, where there is a display of documents showing the children’s names, the transport lists and the cards of the Jewish Council, as well as documents from the City Archives, such as family cards and reports of stolen bicycles. An extra display case is reserved for photographs and documents received after the book had been written. The aim of the exhibition is to make the children ‘visible’ again, thereby helping to restore their identity.

In Memoriam, de gedeporteerde en vermoorde Joodse, Roma en Sinti kinderen, 1942-1945, by Guus Luijters and Aline Pennewaard is published by Nieuw Amsterdam.

Link: http://stadsarchief.amsterdam.nl/english/exhibitions/index.en.html

 

grazie