16/05/2013

16/5/44 la rivolta dei Rom e dei Sinti ad Auschwitz

 
 
16 maggio 1944
LA RIVOLTA DEI ROM E DEI SINTI AD AUSCHWITZ

Il 16 maggio 1944 i quattromila tra Rom, Sinti e Kalé internati ad Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo, ma anche le donne e i bambini: tutti raccolsero pietre, spranghe e altre armi rudimentali e si scagliarono contro le SS che dovettero indietreggiare, lasciando diversi morti sul campo.
Solo il 2 agosto dello stesso anno, dopo aver ridotto alla fame la comunità rom di Auschwitz, i nazisti riuscirono ad uccidere 2897 Rom nella stessa notte.

Gli zingari, con la loro cultura nomade, rappresentavano per i nazisti un’inaccettabile anomalia dell’ordine sociale e minacciavano la purezza della razza. Furono quindi perseguitati e deportati nei campi di sterminio dove morirono a migliaia.

Gli stermini di non ebrei dei Lager sono stati per decenni dimenticati, e solo negli ultimi anni si è cominciato a ricordare che c’erano anche altre vittime dei campi di concentramento nazisti, tra cui appunto rom e sinti, che chiamano il loro sterminio Samudaripen. 

Porrajmos, “divoramento”, è la parola con cui i nomadi designano il loro Olocausto, il sacrificio di migliaia di sinti, rom, kalé, inghiottiti dalla violenza nazista. Una tragedia che in questo racconto si mescola a un sogno, quello di un gruppo di piccoli detenuti, catturati con le loro famiglie dopo un’interminabile fuga, che cercano con la forza della disperazione e della fantasia di “far muovere il campo”, di trasformare le baracche in cui sono rinchiusi nei carrozzoni di una carovana capace ancora di viaggiare. Al momento della verità, quando gli aguzzini decidono di “liquidare” il settore in cui sono rinchiusi, uomini, donne e bambini del “campo per famiglie zingare” scelgono di combattere, di difendersi fino all’ultimo respiro. Una vicenda sconosciuta e straordinaria rivive in queste pagine con la forza del racconto orale e consegna alla memoria moderna il ricordo indelebile del tributo spaventoso pagato dai nomadi alla follia della Storia.
16 maggio 1944
LA RIVOLTA DEI ROM E DEI SINTI AD AUSCHWITZ

Il 16 maggio 1944 i quattromila tra Rom, Sinti e Kalé internati ad Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo, ma anche le donne e i bambini: tutti raccolsero pietre, spranghe e altre armi rudimentali e si scagliarono contro le SS che dovettero indietreggiare, lasciando diversi morti sul campo.
Solo il 2 agosto dello stesso anno, dopo aver ridotto alla fame la comunità rom di Auschwitz, i nazisti riuscirono ad uccidere 2897 Rom nella stessa notte.

Gli zingari, con la loro cultura nomade, rappresentavano per i nazisti un’inaccettabile anomalia dell’ordine sociale e minacciavano la purezza della razza. Furono quindi perseguitati e deportati nei campi di sterminio dove morirono a migliaia.

Gli stermini di non ebrei dei Lager sono stati per decenni dimenticati, e solo negli ultimi anni si è cominciato a ricordare che c’erano anche altre vittime dei campi di concentramento nazisti, tra cui appunto rom e sinti, che chiamano il loro sterminio Samudaripen. 

Porrajmos, “divoramento”, è la parola con cui i nomadi designano il loro Olocausto, il sacrificio di migliaia di sinti, rom, kalé, inghiottiti dalla violenza nazista. Una tragedia che in questo racconto si mescola a un sogno, quello di un gruppo di piccoli detenuti, catturati con le loro famiglie dopo un’interminabile fuga, che cercano con la forza della disperazione e della fantasia di “far muovere il campo”, di trasformare le baracche in cui sono rinchiusi nei carrozzoni di una carovana capace ancora di viaggiare. Al momento della verità, quando gli aguzzini decidono di “liquidare” il settore in cui sono rinchiusi, uomini, donne e bambini del “campo per famiglie zingare” scelgono di combattere, di difendersi fino all’ultimo respiro. Una vicenda sconosciuta e straordinaria rivive in queste pagine con la forza del racconto orale e consegna alla memoria moderna il ricordo indelebile del tributo spaventoso pagato dai nomadi alla follia della Storia.

26/04/2013

25 aprile, eroi e partigiani sinti e rom

giovedì 25 aprile 2013

da http://sucardrom.blogspot.it/2013/04/25-aprile-sinti-e-ro...

 
Sinti e rom in tutta l'Europa occupata furono martiri e partigiani.

In Italia i sinti e i rom, dopo l'8 settembre del 1943, fuggirono dai campi di concentramento dove erano reclusi dal settembre 1940. Molti vennero rastrellati dai fascisti e di nazisti ed inviati nei campi di sterminio, ma alcuni riuscirono a nascondersi e a partecipare alla lotta partigiana anche a costo della propria vita.
 

Poche le notizie storiche, ad oggi si conoscono frammenti della storia di:

Giuseppe “Tarzan” Catter, eroe partigiano sinto, ucciso dai fascisti nell’Imperiese, il suo distaccamento ne prese il nome, decorato al valore

Walter “Vampa” Catter, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944

Lino “Ercole” Festini, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944

Silvio Paina, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944

Renato Mastini, eroe partigiano sinto, Martire di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944

Giacomo Sacco, partigiano sinto, partecipa alla liberazione di Genova

Giuseppe “Tzigari” Levakovich, partigiano sinto nella Brigata “Osoppo” in Friuli Venezia Giulia

Rubino Bonora, partigiano sinto nella Divisione “Nannetti” in Friuli Venezia Giulia

Amilcare “Corsaro” Debar, partigiano sinto, staffetta e poi partigiano combattente nella 48° Brigata Garibaldi “Dante Di Nanni”

Vittorio “Spatzo” Mayer, partigiano sinto in Val di Non

Mirko Levak, partigiano rom, scappato dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau si unisce ai partigiani

Fioravante Lucchesi, partigiano sinto nella Divisione Modena Armando

Battaglione “I Leoni di Breda Solini”, formato unicamente da sinti italiani, fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (MO), operò nel mantovano

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24/04/2013

INTERVISTA A MIRKO LEVAK, ULTIMO ROM ITALIANO SOPRAVVISSUTO AL LAGER

 
Intervista a Mirko Levak, ultimo rom italiano sopravvissuto ad Auschwitz. 
 

30/03/2013

Anche Enzo Jannacci e' arrivato al mare....

qundo gli zingari arrivarono al mare 

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=l-D_yxev8os 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=H38G_lMTX6w

 

 

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08/02/2013

LA PERSECUZIONE DEI ROM E DEI SINTI NEL PERIODO FASCISTA

 

 

LEGGI QUI: http://porrajmos.it/

 VEDI ANCHE: 

 

 

 

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07/02/2013

IL POGROM DELLA CANTINASSA (VIDEO)

PER NON DIMENTICARE.

CLIKKA QUI:

http://www.youtube.com/watch?v=5rH90OnPC-I

 

 

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03/08/2012

la persecuzione dei sinti e dei rom durante il fascismo

Nella notte tra il due e il tre agostodel 1944 si consumò l'ultima liquidazione del“Familienzigeunerlager" o più semplicemente "Zigeunerlager"di Au...

27/01/2012

Speciale Rai sul Giorno della Memoria

Speciale Rai sul Giorno della Memoria

 
 
 
Giorno della Memoria Intervista a Carla Osella Sulla pagina 180 del Televideo di Rai 1, Rai 2 e Rai 3 è possibile vedere lo speciale sulla Giornata della Memoria con l’intervista a Carla Osella, studiosa dello sterminio di rom e sinti, nonchè Presidente dell’A.I.Z.O. E’ visibile anche sul sito www.televideo.rai.it

16/05/2011

16 maggio 1944: la rivolta dei gitani ad Auschwitz

 
www.infoaut.org
storia di classe, 16 maggio 1944: la rivolta dei gitani ad Auschwitz

17/02/2011

France: l'internement de milliers de Tsiganes

da Esmeralda Romanez

 

Parce que les Français l'ont décidé, profitant d'une sale guerre pour oser cette autre forfaiture, se débarrasser sans raison de ceux qui les gênent, de ceux qui ne leur ressemblent pas, de ceux dont ils ont peur sans raison, l'internement de milliers de Tsiganes a pu être réalisé dans notre pays avec en prime de nombreuses déportations dans les camps de la mort

Pour toutes les victimes, voici la berceuse que chantaient les mères dans les camps de la mort.

 

"Silence, faites silence,

Des tombes poussent là-bas.

Plantées par l'ennemi

Elles verdissent avec du sang.

Des chemins mènent vers PONARY

Aucun chemin n'en revient.

Le père a disparu la-bas

Emportant notre bonheur.

 

Tais-toi mon coeur.

Tais-toi mon enfant.

 

Pleurer ne sert à rien,

Jamais nos bourreaux ne comprendront notre douleur.

 

Même les mers ont des rivages

Même les prisons ont des murs,

Seule notre peine n'a pas de fin."

16/02/2011

"Bimbi rom, le parole e la vergogna"

Ciao,
il nuovo numero del quotidiano delle 13 è online: "Bimbi rom, le parole e la vergogna".

Puoi scaricarlo al seguente indirizzo:
http://www.vita.it/quotidiano/scarica/20110208

 

grazie

07/02/2011

cordoglio

Sucar Drom L’associazione Sucar Drom, insieme alle comunità sinte e rom di Mantova, si stringono a Elena Moldovan, Erdei Mircea e Calim Vasile per la tragica scomparsa di Raul (4 anni), Fernando (5 anni), Sebastian (11 anni) e Patrizia (8 anni).

09/09/2010

VALERY NOVOSELSKY AS AN EXAMPLE FOR OTHER EDITORS OF INTERNET PORTALS

VALERY NOVOSELSKY AS AN EXAMPLE FOR OTHER EDITORS OF INTERNET PORTALS

pubblicata da Bajram Haliti il giorno giovedì 9 settembre 2010 alle ore 9.35

VALERY NOVOSELSKY AS AN EXAMPLE FOR OTHER EDITORS OF INTERNET PORTALS

 

Belgrade, 9.09.2010. - Respected colleagues, I would like to, as a president of association of citizens "Journalism-informative agency of Roma" say something about role of Valery Novoselsky as an editor of Roma Network in the Internet journalism, or to better say explain advantages and limitations of news-portal as a new media.

In addition, while established on commercial basis, portals have to cover expenses of its production with income from the on-line adverts, banners, sponsorships or other forms of marketing. Roma Network portal exists for now on non-profit grounds and functions owing to the foundation of George Soros without any compensation that serves to outmost users, Romany electron and printed Medias. Readers of Roma Network can deliver to redaction its proposals, suggestions and of course, critic's observations, while reading mentioned portal each day.

As the most-visited portal on Romany language that has per day between 140 and 150.000 of visitors, almost everyone in Europe and wider who use internet and is interested for Romany issues used at least once Roma Network. Roma Network is designated for all Roma and non-Roma in the world.

For Mr. Valery Novoselsky wasn't too difficult to cover all relevant events, satisfy interests and wishes of public and maintain high quality and high number of visits, and those are imperatives that enable work and further development of network.

It is interesting to mention that texts of Roma Network that are arranged and transferred to wider publicity through the Internet by Mr. Valery Novoselsky are used by many journalists in its redactions, and that they are on that occasion used as a source and base for their news, their enclosure, compilation or research.

I would like to, on behalf of "Journalism-informative agency of Roma" and other colleagues that earn for its bread on Internet portals, thanks to the Roma Network under the editorial policy of Mr. Valery Novoselsky that has played very important role and significantly supported development of news-portals and Internet in general as a media in the world, which is, although it maybe doesn't look so, still pioneer's.

Valery bases codex of Network on consideration of professional and ethical norms and values in perform of journalistic work in public Medias. He follows highest professional and ethical standards, defends principles of free press and other medias of public informing, while protecting right on information and expression of commentary's and critic's attitude and holding for old rule that facts are obligatory and attitudes are free.

Valery in each chance fights against prevention of free flow of news, against distortion of facts and against censure. He tends to always introduce true, reliable, integral and up-to-date information. While adducing persons and establishments from whom he acquired data or statements, he keeps right to not reveal source of informing.

Valery uses ways that correspond to dignity and tradition of journalism profession when acquiring information, photos and illustrations, while holding for the principle to hear all sides.

While taking care about right of publicity to know relevant facts from all areas of life, Valery tries to round facts and intonation that insult privacy of citizens, their right on private sorrow and distress.

For Mr. Valery Novoselsky is today more than ever necessary to meet the world with true character of identity of Romany history and presence, so that between Roma and remaining part of the world could be established greater understanding and closer cooperation.

To all colleagues, journalists and editors of Roma Network, who created in these couple of years respectable house of our community, I congratulate and wish a lot more success.

Bajram Haliti,

President of association

„Journalism-informative agency of Roma"

grazie

10/08/2010

LA PICCOLA SORDOMUTA CHE SOGNAVA DI SCRIVERE

da Giancarlo Ranaldi 10 agosto alle ore 13.13
"La piccola sordomuta che sognava di scrivere" di Mario Porqueddu.
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Quando si tratta di ricordare Eva, Danchiu, Mengji Clopotar e Lenuca Carolea Lacatus, il cuore si riempie di una grande tristezza e nel senso del vuoto che ti circonda, non riesci mai a trovare le parole giuste.
Il racconto, questa volta, è affidato alle parole di Mario Porqueddu, che sul Corriere della Sera del 12 agosto 2007, pubblicava questo splendido “reportage”, che più di ogni altra parola scritta descrive gli ultimi giorni di vita dei bambini nel loro accampamento, gli affetti familiari e quella spontanea “solidarietà”, senza pregiudizi e senza frontiere, che nasce dall’incontro tra persone semplici e perbene.


LIVORNO — E poi la sera che va a fuoco casa tua chi dà l'allarme ai pompieri dice: «Sterpaglie in fiamme ». Invece sono quattro bambini carbonizzati. Sono famiglie distrutte. Sono quelli che vivono, e qualche volta muoiono, sotto i cavalcavia. Come questo ponte di via Pian di Rota, in un posto che si chiama Stagno, periferia Nord di Livorno, piena zona industriale: era il tetto di quattro famiglie venute dalla Romania. Il viaggio in pullman con la Atlassib costa 110 euro, poi quando arrivi cerchi un posto dove stare. I Klopotar e i loro amici, sono una quindicina di persone, tutte originarie di Brasov, hanno scelto la Toscana perché qualcuno fra gli uomini di famiglia c'era passato negli anni scorsi. E poi perché Maria, che è la figlia grande di Mengi Klopotar e di sua moglie Uca, è già qui da qualche mese con suo marito Viktor.

In realtà loro stanno a Pisa, in una catapecchia. Ma lì non c'era posto, e allora ecco il ponte fuori Livorno. Ai lati, ma non troppo vicine, ci sono due strade dove il passaggio delle macchine non si ferma praticamente mai, ci fai subito l'orecchio. L'autorimessa della Citroen, sulla destra, spezza la campagna. E sotto il cavalcavia c'è anche una baracca già costruita, che un tempo ospitava cani. Il resto sono campi, giunchi, cespugli di more. Se proprio sei costretto a vivere per strada, almeno che sia in un posto tranquillo, dove nessuno viene a darti fastidio. Mengi Klopotar ha pensato che lì si poteva provare ad abitarci per un po'. L'accampamento sarà largo quindici metri e lungo una decina. All'ingresso c'è steso un pezzo di plastica blu, come una specie di enorme zerbino. La stamberga è stata divisa in vari loculi, per garantire un po' di privacy la notte. Pareti di legno, lamiera e coperte bucate. Niente acqua, niente luce, niente gas. Servizi sì, quanti ne vuoi: nei prati. Per fortuna hanno trovato vicini molto simpatici. Sono i livornesi che hanno l'orto da queste parti, che all'inizio si sono informati, «ma voi chi siete? che ci fate qui?», e poi si sono affezionati.

Ogni tanto il signor Alberto quando torna da dove tiene «Byron» il dobermann e il boxer «Lady», passa di qui e lascia tre o quattro pomodori. Sua moglie Amalia si mette addirittura a insegnare a scrivere ai bambini. Soprattutto a Eva, 11 anni, la più grande dei cinque bimbi che abitano sotto il ponte. «Era sordomuta, come uno dei suoi fratellini, ma era anche tanto intelligente — dice Amalia in lacrime —. Io le scrivevo il suo nome e lei imparava a copiarlo. Poi le scrivevo mamma, babbo, nonna, e lei rifaceva tutto. Era una bimba a modo. La lavavo: le mani, il visino. E lei ruzzava con me tutto il giorno: levava gli ossi di bocca ai miei cani». Una sera Amalia ha visto che le donne arrostivano le cosce di pollo direttamente sulla fiamma di un fuocherello accesso fra tre mattoni, e il giorno dopo ha portato pentole, ciotole, mestoli, griglie e ha spiegato come si cucina con la brace. Altri giorni arrivava con un sacchetto della spesa pieno di vestiti: prendeva quelli che la sua nipotina Giulia non metteva più e li regalava a Eva e alle bimbe del campo. Racconta che l'ultima volta le avevano chiesto lo smalto per le unghie e uno specchio.

Ieri sotto il cavalcavia era rimasta una maglietta con il disegno di Minnie stesa ad asciugare sui rami di more, assieme a pantaloncini, canottiere, un cappello giallo. Intorno, le carcasse di vecchie reti da materasso, qualche carrello del supermercato, un paio di bici, lo scheletro di un passeggino. Il resto è tutto bruciato: le pareti di fortuna, con i bambini dentro. Amalia piange: «Era gente per bene, ma di molto per bene». Maria ha perso tre fratelli e lacrima in silenzio piegata in due davanti alla Questura. Ha una gonna di ciniglia blu, una maglia beige, calze di lana rosa e sandali dorati. Ha quindici anni. «È incinta, al primo mese» dice Viktor, suo marito. Nel dare la bella notizia sorride e scopre quattro denti d'oro. Sono venuti di corsa da Pisa appena hanno saputo della tragedia e adesso parlano con i ragazzi dell'associazione «Africa Insieme», che si occupano di immigrati e li hanno raggiunti.

Viktor è stato in Italia a più riprese fra il 2003 e oggi, e alla fine è riuscito a trovare un'occupazione a Livorno: per una ditta che si chiama «Segni particolari» distribuisce volantini pubblicitari dalle 8 di mattina alle 6 del pomeriggio. Prende 45 euro al giorno, più 5 euro all'ora se va oltre alle dieci previste dal turno e ne lavora di più. È abbastanza contento: «Al mio paese un salario non supera i 300 euro al mese». Lui invece, quando gli va bene, qui in Italia ne mette assieme 700 e riesce a mantenere la madre Helena, la moglie, due fratelli minori, e anche suo padre: «Perché Papu sta male, non può fare nulla, deve andare in dialisi tre volte alla settimana».

Il lavoro di Viktor è saltuario e i soldi non gli bastano per affittare una casa, così lui e tutti i suoi vivono in due capanne non lontane dall'Arno. Rifugi uguali a quelli che hanno preso fuoco l'altra notte. Il tetto è bucato e manca tutto, ma Viktor ride lo stesso: «Ce l'ho un letto bellissimo». Poi torna serio: «Erano appena arrivati » dice parlando dei genitori di sua moglie e dei loro bimbi morti nel rogo. «I grandi chiedevano l'elemosina. Campavano così». Maria era stata a trovarli domenica scorsa. «Eravamo andati al mercato — racconta —, avevamo bevuto una Coca-Cola e poi ci siamo messi a giocare assieme ai bambini, con il pallone». Sono gli ultimi ricordi che ha di loro. Si morde piano le nocche della mano destra. Il suo uomo di diciassette anni la accarezza.

Corriere della Sera 12 agosto 2007 - Mario Porqueddu



Per arrivare nel luogo dove la notte del 10 agosto 2007 sono morti in un incendio Eva, Danciu, Menji e Lenuca, bisogna raggiungere il ponte che scavalca la Variante dalla zona industriale del Picchianti in direzione del Cisternino e di Collesalvetti. E’ l’ultimo cavalcavia sulla Variante in direzione Stagno, prima che la Variante stessa si concluda. Salendo sul ponte, arrivando dal Picchianti in direzione Cisternino, ai bordi della strada ma nell’altro senso di marcia, c’è un sentiero in terra battuta che si inoltra tra i cespugli. Da lì bisogna percorrere a piedi una cinquantina di metri, e prendere la prima deviazione a destra, che porta sotto il ponte, a ridosso di un pilone di sostegno. Lì, tra i rovi e i cespugli, vi sono i resti anneriti delle povere cose bruciate dall’incendio: una rete metallica, un passeggino, oggetti sparsi. C’è anche una piccola croce di legno, con i nomi dei quattro bambini: Eva, Danciu, Menji, Lenuca. Andateci.
http://www.radiocage.it/blog/2010/08/05/per-ricordare-eva-danciu-menji-lenuca/
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07/08/2010

Livorno: Per ricordare Eva, Danciu, Menji, Lenuca

 

Fabrizio Casavola
Segnalazione di Stefano Romboli: MARTEDI' 10 AGOSTO ALLE ORE 18,00 COMMEMORAZIONE DELLA TRAGEDIA A PIAN DI ROTA DOVE MORIRONO I QUATTRO BAMBINI ROM. PER NON DIMENTICARE...

 

Non dimentico. Il mio nipotino è nato proprio il 10 agosto...Troppo straziante...