24/03/2013
tour primavera 2013 di Paul Polanski

Dalle 28 marzo alle ore 20.45 alle 16 aprile alle ore 23.05
Mantova, Roma, Milano, Pavia, Gallarate
- Eventi confermati:
28 marzo 2013, ore 20.45
PAPACQUA, via Daino 1 - MANTOVA. - http://goo.gl/BqP9O
Introduzione di Igor Costanzo. Durante la serata proiezione di fotografie in collaborazione con Paola Castagna.
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7 aprile 2013, ore 17.30
TEATRO Valle Occupato, via del Teatro Valle 21, ROMA. - http://goo.gl/UCQne
Il tempo dei Rom, con Paul Polansky, Pino Petruzzelli, Bianca Stancanelli, la musica di Djovedì Django e degli Errichetta Underground, la danza di Barbara Breyhan e Daniela Evangelista, il canto di Debora Longini e Daniela Bruno accompagnate da Ivan Macera e da Mauro Tiberi, Stefano Liberti ed Enrico Parenti, autori del documentario prodotto da ZaLab "Campo sosta". Il tutto allietato dalla cucina rom.
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8 aprile 2013, ore 21.00
C.A.M. Ponte delle Gabelle, via san Marco 45 - MILANO. - http://goo.gl/PmkTZ
Presentazione "Il pianto degli zingari"
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9 aprile 2013, ore 21.00
LIBRERIA POPOLARE, via Tadino 18 - MILANO.- http://goo.gl/bCcwv
Presentazione "Il pianto degli zingari"
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10 aprile 2013, ore 21.00
ARCI Martiri di Turro, via Rovetta 14 - MILANO. - http://goo.gl/ILzsw
Paul and friends: SLAM POETRY. Alle 20.00, cena in compagnia (costo circa 10-15 euro, consigliata la prenotazione > info@sivola.net)
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11 aprile 2013, ore 21.00
ARCI Via d'Acqua, viale Bligny 83, PAVIA. - http://goo.gl/WwXDJ
Impegno, musica, poesia: programma in via di definizione
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16 aprile 2013, ore 10.00
Isis GIOVANNI FALCONE, Via Matteotti 3, GALLARATE (VA). - http://goo.gl/xUkiO
Le parole sono luce: dialogo con gli studenti. Introduzione di Ernesto Rossi, Accompagnamento musicale di Mario Toffoli
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16 aprile 2013
LIBRERIA UTOPIA, via Vallazze 34, MILANO.
Chiusura tour milanese
LIBRO: Il pianto degli zingari
Danica è una ragazza intelligente. Nella scuola che frequenta a Monaco prende ottimi voti, aiuta i compagni in grammatica. Forse farà l'insegnante, o forse la dottoressa. Ma dalle quattro di una mattina d'inverno, di punto in bianco deve lasciare casa libri amici lingua futuro, salire a forza con i genitori e la sorellina su un aereo pieno di rom diretto a Pristina e a un incubo seppellito nella mente dieci anni prima assieme a una lingua.
"Avna o nemcoja", aveva gridato suo padre quella mattina di giugno del 1999. "Arrivano i tedeschi!", lo spauracchio che tornava nei racconti del nonno sulla seconda guerra mondiale e sui nazisti in cerca di vergini da violentare. Ma erano stati i vicini albanesi, vestiti di scuro, a cacciarli di casa agitando asce e forconi. Lei aveva sette anni. Ora, alle quattro di mattina, il passato ritorna a sfondare la porta di casa. Ma lei non è tedesca? Ha l'uniforme scolastica, ha vinto una borsa di studio. E questa vicina che piange e protesta coi poliziotti la considera come una figlia.
Lo stile spoglio e fattuale di Polansky è perfetto per una storia raccontata da un'adolescente. Il reportage trasfigurato in racconto in versi è una denuncia che rimane oltre il tempo dell'emergenza. Se non ci fossero emergenze senza scadenza.
Il pianto degli zingari è un libro per tutti e dovrebbe entrare nelle aule scolastiche, per animare i concetti di dignità umana, diritti dei minori, cittadinanza, accoglienza, integrazione col volto e la voce di Danica.
by Roberto Nassi
Note:
Autore: Paul Polansky
Edizione: Volo press -
Postfazione: Rainer Schulze
Immagini: Stephane Torossian
Traduzione: Fabrizio Casavola -
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05/03/2013
6/3 a Milano: "Sulla pelle dei Rom"
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10/02/2013
In cammino con gli zingari
da http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/Manif07021...
il manifesto, 7 febbraio 2013
In cammino con gli zingari
di Margherita Bettoni
Il volume di Carla Osella "Rom e Sinti. Il genocidio dimenticato", edito da Tau, narra le storie raccolte durante un viaggio, lungo quarantamila chilometri, tra i campi di sterminio
Amalie Reinhardt, prima di cinque figli di una famiglia sinti, ha solo nove anni quando suo padre e sua madre vengono arrestati e condotti nel campo di concentramento di Dachau. È il 1938 e la Germania nazista conduce già da qualche anno una politica di persecuzione verso quelli che chiama "Zigeuner", gli zingari. Amalie e i suoi fratelli sono portati nel collegio di San Giuseppe a Mulfingen, nel sud della Germania. La struttura ospita 41 piccoli sinti che, in un primo momento, vengono risparmiati allo sterminio. Non si tratta qui però di buon cuore nazista: i bambini sono le cavie della giovane ricercatrice Eva Justin e del suo tutore, il dottor Robert Ritter.
I due sottopongono i piccoli a test pseudo-scientifici allo scopo di determinarne l'inferiorità razziale. Nel 1943 la Justin arriva alla conclusione che rom e sinti sono pericolosi per la razza ariana in quanto portatori del pernicioso gene del nomadismo e ne consiglia quindi la sterilizzazione forzata. La giovane tedesca consegue il dottorato in antropologia e i bambini, ormai inutili, sono deportati ad Auschwitz.
Trentacinque di loro sono gasati poco dopo l'arrivo al campo di concentramento, Amalie Reinhardt viene invece giudicata abile al lavoro e viene spostata nel lager femminile di Ravensbrück, dove sopravvive allo sterminio.
Pellegrinaggio del dolore
La vicenda della piccola sinti è una delle tante storie raccolte nel nuovo libro di Carla Osella Rom e Sinti. Il genocidio dimenticato, pubblicato da Tau Editore (pp. 246, euro 15). Il "pellegrinaggio nel dolore di una popolazione", così come lo definisce Osella, inizia nel 2005 e porta l'autrice e la sua assistente Francesca Sardi sui luoghi dello sterminio di rom e sinti. È un viaggio lungo quarantamila chilometri che attraversa venti paesi: dalla Francia all'Olanda, dalla Polonia all'Ucraina. Per sette lunghi anni, Osella e Sardi visitano campi di concentramento, ghetti ma anche centri di eutanasia e foreste, luoghi in cui rom e sinti vennero imprigionati, uccisi o gravemente menomati dagli esperimenti condotti sui loro corpi dalla follia nazista.
Dal ghetto di Lódz, al lager di Mauthausen, passando per il collegio di San Giuseppe, filo rosso della ricerca sono le testimonianze dirette dei sopravvissuti o di persone che, indirettamente hanno assistito al genocidio, spesso dimenticato, del "popolo del vento". Uno sterminio dalle cifre incerte: i dati ufficiali parlano di seicentomila persone ma c'è chi sostiene che, a fine guerra restassero solo due milioni e mezzo dei dieci milioni di rom e sinti presenti in Europa prima dell'avvento nazista.
"Il libro - afferma Carla Osella - è il mio omaggio al popolo invisibile con il quale ho scelto di condividere la storia della mia vita". Raccontare del genocidio è per l'autrice un "modo per far parlare questa popolazione"; la peculiarità di Rom e Sinti. Il genocidio dimenticato è infatti quella di dare voce, in prima persona, ai testimoni diretti dello sterminio. "Di solito siamo noi a parlare di loro - dice Osella - mentre questa volta ho voluto che fossero loro a raccontarsi".
Carla Osella, presidente di "Aizo rom e sinti" conosce bene il popolo per e con il quale lavora da quarantun anni. L'occasione di conversare con la gagè (la non zingara) che i rom e i sinti chiamano "bibì Carla", la zia Carla, è data da una serata di presentazione dell'ultimo libro a Trento.
Un libro che si scopre avere radici nel suo passato familiare. "Vengo da una famiglia antifascista - racconta con l'allegro accento torinese che la contraddistingue -. Mia madre è di Boves, la città incendiata dai nazisti. Mia nonna era antifascista ed i miei zii a Cuneo si rifiutavano di levare dalle camice il simbolo dell'Azione Cattolica. Per questo ciclicamente le camice nere li portavano dietro ai portici e gli facevano ingerire olio di ricino. I racconti di mia madre parlavano spesso di questo antifascismo che ho poi respirato anche nella facoltà di sociologia dove ho studiato, che a quei tempi era 'rossa'. L'antifascismo unito alla simpatia nei confronti del popolo con il quale convivo da quarantun anni ha fatto nascere l'idea di un libro che portasse alla luce i ricordi ed i fatti legati al genocidio quasi sconosciuto di questo popolo che ha il diritto di essere riconosciuto nella proprio dignità".
Il legame di Carla Osella con i sinti e con i rom nasce ai tempi della giovinezza ed è veicolato dall'immagine che ne danno i genitori. "I miei erano commercianti e i sinti di quell'epoca erano nostri clienti. I miei genitori me li hanno sempre presentati in maniera positiva, come persone da non discriminare. In realtà - continua poi a raccontare - da giovane sognavo di fare l'avvocato in Sudafrica per difendere i neri; invece, mi sono fermata qui in Italia ed ho iniziato a lavorare con i sinti, dapprima con i bambini e poi con gli adulti".
Entrare in contatto con questo popolo non è stato facile: "Ero una ragazza giovane che doveva riuscire a penetrare un mondo maschilista. La mia fortuna è stata quella di fare sempre riferimento alle donne, le mie prime alleate. Chi fa volontariato con i sinti e con i rom di solito va dagli uomini, dai capifamiglia. Ma io venivo dal sessantotto universitario e mi sono alleata con le donne. Quando hanno visto che entravo nel loro mondo in punta di piedi, che volevo conoscerle e fare qualcosa mi hanno accettata. Fondamentale però è stato anche abitare con loro, andare a raccogliere il ferro con loro, condividere insomma il loro vissuto quotidiano".
Intolleranze quotidiane
Quando le si chiede cosa bisognerebbe fare per entrare in contatto con questo popolo, Osella scuote il capo: "Prima di tutto bisognerebbe cambiare mentalità. Oggi viviamo un aumento di intolleranza nei confronti non tanto dei sinti italiani quanto dei rom rumeni, che arrivano a migliaia. Bisognerebbe essere capaci di accoglierli così come sono, concedere loro dei diritti, ma anche richiedere dei doveri. Se assistiamo a delle situazioni degradanti è anche perché alcuni comuni hanno portato avanti delle linee di assistenzialismo anziché cercare di risolvere il problema alla base".
E a livello istituzionale? "Il primo passo dovrebbe essere quello di concedere la cittadinanza perché ci troviamo di fronte a persone nate in Italia ma senza permessi di soggiorno, persone che sono senza documenti, quindi inesistenti. Poi bisognerebbe puntare sul lavoro, sui giovani e sui corsi di qualificazione: una certa autonomia lavorativa permetterebbe loro di non far proliferare attività illegali. E poi c'è il problema delle abitazioni: in Italia abbiamo vere e proprie favelas. Molti pensano che i rom siano delle persone libere, ma è una gran bugia: chi vive in baracca, chi vive tra i topi non è mai una persona libera".
Le richieste di Carla Osella difficilmente trovano ascolto a livello politico. "Tuttavia ci stiamo accorgendo che questa campagna elettorale è diversa dalle altre: per fare un nome tra tanti, Berlusconi non ha ancora attaccato le minoranze. Monti non è interessato al tema. Sono più presi a farsi la guerra l'un l'altro. Bersani è stato l'unico a parlare a favore degli immigrati. Questa è la prima campagna, da quindici, vent'anni in cui gli stranieri non vengono utilizzati come carta per guadagnare voti. Persino la Lega Nord si sta moderando, forse perché deve prima leccare le ferite di casa propria".
I pogrom delle periferie
Per cambiare veramente qualcosa servirebbe tuttavia l'intervento dei singoli, della cosiddetta gente comune che, e Osella ne è convinta, ha il potere di far prendere una direzione nuova alla storia. "Provoca rabbia vedere come troppo pochi si occupino di questo problema. Anche i comuni stessi potrebbero fare molto di più. L'Europa ha stanziato settecento milioni di euro per la gestione dei rom e dei sinti in Italia. Io guardo i campi dove sono costretti a vivere e mi chiedo: che fino hanno fatto questi soldi?" Secondo Osella basterebbe avere il coraggio di parlare per modificare una situazione di intolleranza che in Italia sfocia spesse volte in veri e propri episodi di odio etnico, come il rogo della Cascina della Continassa, seguito alle false accuse di una sedicenne che aveva raccontato al fratello di essere stata stuprata da alcuni rom, raccontato da Osella e da Mara Francese nel libro-diario Il Pogrom della Continassa, edito da Sabbiarossa nel 2012.
Una vita, quella di Carla Osella, passata dunque a dar voce a quel popolo di ultimi, di dimenticati che spesso passano sotto silenzio, così come è passato sotto silenzio il loro genocidio. Spesso vittime di un'insofferenza diventata odio i sinti ed i rom vengono discriminati e condannati in quanto popolo. "Bisognerebbe non fare di tutta l'erba un fascio - dice ancora. E avere la grandezza di Ceija Stojka (scomparsa qualche giorno fa, ndr), rom austriaca che ho intervistato per il mio ultimo libro, che, sopravvissuta all'inferno di Bergen-Belsen vivendo nascosta tra le cataste di corpi morti, parlando dei nazisti ha ancora il coraggio di dire 'io non mi sento di odiarli, perché sono uomini come noi'".
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L'AUTRICE
La "gagè" che vive in luoghi abusivi
Nata a Torino Carla Osella è pedagogista, pubblicista e scrittrice. Nel 1971 inizia a vivere con un gruppo di sinti piemontesi nei siti abusivi. Sono proprio loro a chiederle di fondare un sindacato. Osella dà allora vita assieme a 431 famiglie sinte alla "Aizo rom e sinti", un'associazione di volontariato che intende operare per la tutela dei diritti civili e politici del popolo Rom e Sinto. Ne diventa presidente e, nel 1978, inizia a pubblicare il bimestrale di antropologia e politica "Zingari Oggi", al quale segue la collana "Quaderni Romani". Nel 2012 è eletta, quale unica gagè, alla "Commissioner for Holcaust" nell'ambito del Congresso Mondiale della Popolazione Rom (Wro). Carla Osella, che i rom e sinti di diversi paesi chiamano "la bibì", la zia, lavora da quarantun anni a stretto contatto con il popolo al quale ha dedicato numerosi libri. Fra questi, si segnalano: "I rom. Il popolo che segue il sole" (2009), edito da Effatà; "Il Pogrom della Continassa. I rom a Torino" (2012), scritto a quattro mani con Mara Francese ed edito da Sabbiarossa; "Rom e sinti. Il genocidio dimenticato" (2013), pubblicato da Tau Editore
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24/10/2012
Sulla pelle dei Rom
di Ulderico Daniele
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11/04/2012
#rom e sinti: un libro (di Fabrizio Casavola) consigliato!

VICINI DISTANTI cronache da via Idro
a cura di Fabrizio Casavola
LIGERA edizioni - collana Idee
128 pagine - 14 euro
Dall'Introduzione
Ho fatto un calcolo: quasi metà dei gagé che conosco ha scritto almeno un libro. In compenso l'Italia rimane da anni uno dei paesi dove si legge di meno.
Probabilmente è questo il motivo per cui fino ad ora non avevo mai nemmeno provato a scrivere qualcosa. Silenziosamente divoro libri su libri, ma ancora non ho imparato a farne uno.
E infatti, cercavo di tranquillizzarmi mentre scrivevo queste righe, ci vuole coraggio a definire libro le pagine che avete in mano. Non c'è traccia di poesia, e neanche una trama. Di certo non è un saggio o un testo di studio. Inoltre ricordi e considerazioni non hanno una scansione temporanea lineare, e rischierete di vagare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una logica.
Se accettate il mio suggerimento, prendetele come una serie di istantanee messe in lettera, non sempre conseguenti, da cui potranno sortire (sempre che lo vogliate) ragionamenti, riflessioni o un semplice cazzeggio. Il tipo di scrittura è molto simile a quella che ho imparato ad adoperare in Internet: più da blog e facebook che da twitter. Amo la sintesi ma il limite dei 140 caratteri non fa per me.
leggi tutto qui: http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=5074
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14/03/2012
il nuovo libro di alberto melis

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