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DA CHIAMAMILANO
Torna a infiammarsi la questione delle case popolari ai Rom, anche se il Comune nega l’esistenza di corsie preferenziali
Continua ad essere una delle questioni irrisolte per la città, oltre che un banco di prova su cui si misurano le capacità e il gradimento delle Giunte milanesi: ed è, bene o male, nel segno della continuità con la precedente Giunta che, almeno per ora, sembrano inquadrarsi le misure adottate dalla Giunta Pisapia. Tra uno sgombero e l’altro – giusto martedì 3 luglio scorso sono stati disimpegnati dalla polizia locale gli insediamenti abusivi di via Bacula e di via Colico dove si erano stabilite alcune famiglie di rom di origine romena – la polemica si è infervorata nuovamente sulla questione “case ai Rom con soldi pubblici”. Un tema ormai piuttosto abusato e grondante retorica, che già due anni fa aveva occupato le pagine dei giornali alla voce “sicurezza”, una questione ancora tutta da impostare e che si spera possa beneficiare di un approccio efficace sul lungo corso col nuovo “Piano rom” che verrà presentato questo venerdì a palazzo Marino, visto che, a tutti gli effetti, finora non si è riusciti a livello istituzionale a uscire dalla logica dell’emergenza, delegando silenziosamente a realtà non istituzionali il lavoro su queste tematiche (dall’ACLI alla Comunità di Sant’Egidio, dalla Casa della Carità a Gruppo Abele, a CGIL Milano). In ogni caso, alle accuse mosse al Comune sull’assegnazione di case popolari ai rom secondo criteri preferenziali, gli assessori alla Sicurezza Marco Granelli e alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino rispondono affermando che è tutto falso: “Non esiste alcuna corsia preferenziale né piano per assegnare case ai rom, garantiremo canali ordinari di accesso alle graduatorie per le abitazioni pubbliche. Senza alcun favoritismo”. Insomma i rom dovranno mettersi in graduatoria come gli altri 20mila milanesi che aspettano una casa da anni, anche se l’ex vicesceriffo (ora consigliere comunale del Pdl) Riccardo De Corato non sembra convinto, ribattendo che “la verità è che le case ai rom verranno date con soldi pubblici, attraverso le convenzioni con il volontariato”. Evidentemente è più semplice dibattere su un tema circoscritto come “case o non case ai rom” piuttosto che affrontare la questione nel suo complesso: per capire in che modo l’attuale giunta abbia intenzione di comportarsi a riguardo bisogna aspettare venerdì, quando verranno presentati “una serie di progetti per affrontare un tema che in questi anni è degenerato per precise responsabilità del centrodestra” afferma Majorino. “Tra questi progetti non sarà contemplata alcuna azione per assegnare abitazioni al di fuori delle regole vigenti. Sperimenteremo invece, anche sulla base dei risultati positivi raggiunti recentemente, l’inserimento in strutture d’emergenza e in luoghi del terzo settore”. Nel frattempo, verrebbe anche da chiedersi che fine abbia fatto la “Consulta Rom”, che, annunciata esattamente un anno fa, avrebbe voluto essere il primo esempio di tavolo istituzionale cittadino con rappresentanti rom e sinti dei campi regolari e irregolari di Milano. Per mettere in campo strategie efficaci a risolvere la questione – che non si può evidentemente affrontare né con i rimpatri forzati né garantendo lo status quo - non si può comunque prescindere dalla necessità di risorse finanziarie, che in questo momento sembrano purtroppo non essere disponibili.
A.Pozzi
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